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21 ottobre

sono resuscitata con un nuovo capitolo di A New Sunrise

Cap. 23 La storia svelata

 

Valery

 

Ero rannicchiata al petto di Ephraim, avvolta dalle sua braccia.

Piangevo per il doloroso ricordo riaffiorato nella mia mente poi, la voce del dottor Cullen e la porta del suo studio che si apriva al piano superiore, mi donarono un minimo di lucidità per tornare a sedermi più composta.

«Il brutto momento è passato? » mi chiese in un sussurro Ephraim, al quale annuì.

Mio padre mi raggiunse subito sul divano seguito dal dottor Cullen.

«Stai bene?» gli chiesi ansiosa.

«Si tesoro, non preoccuparti sono informissima.»mi rassicurò.

La dolce Esme gli offrì del thè e lui non si tirò indietro.

«Papà, senti... vorrei tanto che raccontassi ai Cullen come mi hai trovato.» Gli chiesi mentre sorseggiava la bevanda.

Lui rimase spiazzato da quella mia richiesta, ovviamente. Avevamo sempre detto che doveva rimanere un segreto il nostro incontro e ora gli chiedevo di rivelarlo davanti a questa famiglia.

«Ti prego...io non me la sento di raccontare tutto quanto», mormorai implorante.«Ho bisogno che lo faccia tu».

«Non ne capisco il motivo... Ma va bene,  se è quello che vuoi ti accontento. » Strinsi una mano nelle mie per fargli sentire la mia gratitudine prima che iniziasse.

«Tutto successe dodici anni fa. Ero sposato da sei anni con mia moglie allora e per il nostro ultimo anniversario eravamo andati a fare una vacanza in un agriturismo nel centro Italia, vicino a Montepulciano per la precisione . Era un giorno soleggiato e io decisi di andare a fare una passeggiata nei boschi mentre mia moglie aveva lezione di equitazione. Inoltrandomi nel bosco sentì l’eco di urla di puro dolore e mi allarmai immediatamente. Perlustrai i dintorni della radura e dopo circa due ore vidi in lontananza una piccola casetta.

La scena che vi trovai appena aprì la porta fu... indescrivibile», sospirò amaramente con lo sguardo fisso a terra.

Notai Edward e Bella che cercarono spasmodicamente la mano dell’altro e Jacob che strinse più a sè Nessie. Non mi passò inosservato questo loro comportamento, ma lo ritenni alquanto strano e alla fine decisi di non badarci.

Mio padre intanto continuava il suo racconto dell’orrore, come lo chiamavo io.

«C’era una giovane donna  stesa a terra. Il corpo era completamente dissanguato a causa di una profonda ferita. Credo avesse anche il bacino completamente rotto, vista la posizione innaturale in cui si trovava. Purtroppo era deceduta seppur aveva ancora un lieve calore presente sulla sua pelle, ma il cuore non mentiva...Aveva smesso di battere. Io ero completamente sotto shock per quel macabro spettacolo, non mi sono mai sentito così...inutile. Poi improvvisamente,  qualcuno attirò la mia attenzione.» A quel punto si voltò guardandomi in viso e le labbra gli si tesero in un sorriso adorante.

«Un piccolo singhiozzo mi fece capire che non ero solo in casa e che ero stato osservato, attentamente, per tutto il tempo mentre controllavo il corpo della donna. Nascosta sotto una coperta  poco lontana dalla madre c’era una bambina ancora sporca di sangue. Doveva essere appena nata, eppure il suo aspetto era quello di un bambino al primo mese. Gli occhi erano sorprendentemente svegli e attivi, al contrario di un qualsiasi comune neonato. Ne rimasi ammaliato, era bellissima. Ci volle un’attimo per decidere cosa fare. Di sicuro non potevo lasciarla lì tutta sola!» disse tornando a guardare gli altri. « Mi rinchiusi per un altra ora in quella casa, lavai la bimba e controllai meglio che nessun altro vivesse con quella donna, ma non c’era la minima presenza di un “padre”. Fortunatamente però, in un cassetto  trovai il diario di quella donna e insieme ad esso un medaglione di fattura antica con incastonate delle gemme preziose, decisi di portarli via con me in modo da poter conoscere la storia della donna e avere un suo ricordo da dare alla piccola una volta cresciuta. Inutile dire che mia moglie quando vide la bambina era felicissima, per noi che non potevamo avere figli è stato un regalo del cielo. L’abbiamo amata e tutt’ora l’amiamo come se fosse stata realmente nostra. Lei è la nostra ragione di vita.»

Mi commuoveva la devozione che mio padre mostrava sempre per me, sentivo di non meritare tanto affetto dopo tutto.

«Hai potuto scoprire qualcosa dal diario?» Chiese curioso il dott. Cullen.

«Certo. La vera madre di Valery si chiamava Dafne, era una giovane donna di circa ventidue anni. Da alcune informazioni che ho chiesto in giro ho capito che quella casa dove l’avevo  trovata, era sconosciuta agli abitanti del paese. Ho subito immaginato che fosse  un rifugio segreto per permettere ai due giovani amanti d’incontrarsi.»

«Amanti?» ripetè Bella.

«Sì, nel diario Dafne scriveva del suo grande amore per Maximilianus. Lo descriveva come un uomo estremamente affascinante e all’apparenza duro, ma con un animo generoso e dolce. La piccola casetta l’ha costrita lui per tenere al sicuro Dafne e la bambina che portava in grembo, dagli altri suoi simili. Non capìi  a cosa si riferisse, certo è che nelle poche descrizioni  di  Max, così lo chiamava lei, lo elogiava come se fosse un semi-Dio. Un essere superiore a un comune uomo. Si chiedeva se anche il loro pargolo avesse preso le doti del padre. Comunque, la verità su quell’uomo non l’ha mai svelata e resta tutt’ora un vero mistero. Era curioso però il fatto che i due giovani s’incontravano generalmente dopo il crepuscolo, quando a lui era possibile allontanarsi dal luogo in cui la sua “famiglia” abitava. Pensai subito che fosse una relazione clandestina la loro, magari l’uomo era già impegnato con un altra donna. Eppure in quelle pagine  Dafne scriveva che era uomo devoto solo a lei e che bramava di poter stare insieme alla sua donna per sempre. Mi sono sempre domandato cosa avesse impedito a quell’uomo di fare ritorno dalla sua compagna nei giorni prima del parto. »

«Così fu inevitabile portare con voi Valery, giusto?» dedusse Carlisle.

Mio padre annuì.

«Che storia triste»commentò Alice.

Triste era dir poco per me. Io pur essendo così piccola allora, ricordavo ogni particolare. Era il mio incubo personale che rivivevo giorno dopo giorno. Se mia madre era morta, era solo per colpa mia. Non sarei mai dovuta nascere, pensai serrando le mie mani in pugni.

«Non dirlo neanche per sogno. » Ringhiò a bassa voce Edward sotto lo sguardo perplesso degli altri.

Dio, com’è irritante che senta ogni cosa che penso!

«Tu non puoi capire...» sibilai

«Dai tempo al tempo e capirai che so benissimo come tu possa avere vissuto quel terribile momento» rispose più calmo

«Ho qualche dubbio in proposito...»sbiascicai nervosa.

«Ti ricrederai invece, te l’assicuro!»

Grazie al cielo mio padre non si accorse di questo ultimo scambio di battute col figlio del dottore, occupato a finire di bere la sua tazzà di thè.

Ora che mi sentivo sollevata per aver messo a conoscenza i Cullen della mia storia, la stanchezza stava cominciando a farsi sentire e immaginai che mio padre stesse sicuramente peggio di me.

D’accordo che avremmo potuto riprendere il discorso un altro giorno con più calma, Ephraim ci riaccompagnò finalmente a casa nostra, dove ci aspettavano, ansiose di riabbracciarci, mia madre e la mia migliore amica.

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